LGDP: Quattro chiacchiere con Simone Aliprandi - LGDP

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Quattro chiacchiere con Simone Aliprandi copyright e copyleft

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Inviato 03 January 2007 - 04:31 PM

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Simone Aliprandi è il responsabile del progetto Copyleft-italia.it e si occupa ormai da alcuni anni di diritto delle Information and Comunication Tecnologies e più specificamente di copyright e copyleft. Ha partecipato a convegni di un certo rilievo e pubblicato alcuni interessanti libri su questi argomenti, rilasciando tutte le sue opere anche in rete sotto copyleft. Grazie a questo costante impegno nella ricerca indipendente e nella divulgazione della cultura open, si è creato una crescente credibilità nel settore, essendo così coinvolto in vari progetti di formazione e di editoria.

1) Cominciamo dalle basi; ritengo che spesso la disinformazione sia una delle cause principali delle inesattezze che si possono leggere in rete, quindi un piccolo sunto sulla differenza tra copyright e copyleft potrebbe essere un buon inizio...

Precisiamo subito una cosa, onde evitare di cadere in equivoci concettuali e pericolose semplificazioni: il copyleft non è il contrario del copyright, quanto piuttosto un nuovo modello di gestione del diritto d’autore. Quindi non è un’alternativa al copyright e tanto meno un rifiuto del copyright, ma possiamo in un certo senso dire che esso nasce da una costola del copyright e si fonda giuridicamente proprio sui principi essenziali del diritto d’autore. La filosofia di fondo è questa: nel modello di copyright tradizionale, tutti i diritti sono riservati e vengono gestiti in modo tendenzialmente standardizzato da chi li detiene; nell’innovativo modello copyleft invece solo alcuni diritti sono riservati e rimangono nella sfera di gestione del detentore, mentre gli altri diritti vengono concessi ai fruitori dell’opera attraverso lo strumento delle licenze d’uso.


2) A questo discorso si possono legare le famose licenze Creative Commons, ormai ampiamente diffuse. Spessissimo vengono richiamate sui vari forum/blog/portali internet, ma molti le confondono o addirittura non sanno specificatamente a cosa servano, ti va di darci delle delucidazioni in merito al loro utilizzo corretto?

Appunto… le licenze Creative Commons sono attualmente lo strumento più famoso e statisticamente più diffuso (ma non sono le uniche disponibili) con cui attuare il modello copyleft su opere non software. Esse sono state escogitate da un gruppo di illuminati giuristi statunitensi e sono poi state tradotte e adattate ai vari ordinamenti giuridici di quasi tutto il mondo.
Usarle è davvero semplicissimo, basta seguire le indicazioni offerte dal sito ufficiale di Creative Commons ( www.creativecommons.org ). Quindi se ogni tanto si verificano qua e là errori nel loro utilizzo, ciò a mio avviso deriva solo dalla pigrizia di alcuni utenti che spesso non hanno la pazienza e la buona volontà di leggersi con calma ed attenzione la ormai folta documentazione esplicativa che circola in rete.


3) In caso di violazione delle licenze CC? Un caso è capitato a noi, ovvero un file rilasciato liberamente sotto licenza CC di tipo “non commerciale” che viene poi inserito in un cd di cui si rivendono copie in giro per le strade, traendone quindi profitto non il proprietario dell'opera stessa, ma un terzo. In casi come questi cosa sarebbe opportuno fare? E come evitare simili spiacevoli incidenti?

La prima cosa da NON fare è quella di sollevare polveroni nelle varie mailing list che si occupano di argomenti simili prima di aver esaminato la questione con l’adeguata competenza di un giurista: in questo modo infatti si rischia di diffondere solo FUD (Fear, Uncertainty, Doubt cioè timore, incertezza e dubbio NdC) e di non aiutare lo sviluppo del modello copyleft. Lo stesso vale anche nei confronti delle mailing list ufficiali di Creative Commons: infatti esse hanno principalmente lo scopo di creare un dibattito costruttivo fra studiosi, creatori o semplici appassionati/curiosi e non di fornire consulenze legali online. Si ricordi tra l’altro che – come ben specificato nel sito e nel preambolo delle licenze - Creative Commons “non è uno studio legale e non fornisce servizi di consulenza legale”, ma è solo un ente no-profit dedito alla promozione di nuovi paradigmi per il diritto d’autore.
Detto questo, dunque, nel caso di una conclamata e appurata violazione, colui che detiene i diritti sull’opera (l’autore, l’editore, il produttore, etc.) e si sente illegittimamente violato non deve far altro che rivolgersi ad un legale (possibilmente specializzato in diritto d’autore) e avviare una normale azione giudiziaria civile nei confronti del responsabile della violazione, per sospenderne gli effetti ed eventualmente chiedere il risarcimento del danno subito.
Una volta “ottenuta giustizia”, ecco che forse diventa opportuno “sollevare un po’ di polvere”, nel senso che diffondere notizie sullo svolgimento della causa e sulla decisione del giudice può di sicuro aiutare tutta la comunità degli utenti delle licenze a capire meglio come esse funzionano sul piano giudiziale e non solamente contrattuale (ricordiamoci infatti che le licenze copyleft sono dei normali contratti di diritto d’autore).


4) Oltre ad essere un esperto di copyleft e di diritto in generale, sei anche uno scrittore, non solo di manuali tecnico/legali, ma anche di poesie. Come fai a far convivere queste due passioni?

Beh, non la vedo una cosa così strana. Ho un amico che fa il chimico e nello stesso tempo fa il musicista. Anzi, a dire il vero anch’io più che poeta sarei musicista, tant’è che da molto tempo medito l’idea di rilasciare in rete anche qualche mio brano musicale. Poi, a ben vedere, si può dire che sono stato molto prima artista che giurista; la passione per il diritto d’autore e dell’informatica è arrivata negli ultimi anni dell’università; la passione per la poesia e la musica mi accompagnavano fin da bambino. E poi… provate a pensare ad una vita fatta solo di codici e licenze… L’arte in fondo mi permette di sopravvivere. ;-)
Tra l’altro, una curiosità che pochi sanno: la prima pubblicazione cartacea rilasciata in Italia sotto una licenza Creative Commons non è propriamente il mio libro “Copyleft & opencontent” del marzo 2005, ma un piccolo libretto di poesia e arte grafica digitale da me curato e risalente all’aprile 2004, quando le licenze Creative Commons italiane non esistevano ancora (infatti sul libro è riportata la licenza in inglese). L’opera s’intitola “…e intanto crebbe fra pixel e pellicole” e la trovate online alla pagina www.copyleft-italia.it/libri .


5) In Italia, in tempi abbastanza recenti, si è provveduto a inasprire le sanzioni a carico degli utenti del cosiddetto file sharing, mentre, a livello internazionale si continuano a vedere le major farla da padroni; secondo te sarà possibile un giorno arrivare attraverso l'uso di queste licenze ad un metodo di condivisione e scambio di opere dell'ingegno senza dover incappare nell'illegalità?

Beh… le major non sono così cattive come le si vuole disegnare. Nel senso che esse fanno solo il loro lavoro. E visto che è da quando esistono che vivono vietando la copia o la diffusione delle loro produzioni, è comprensibile che si trovino spiazzate ora che la tecnologia ha reso obsoleto il concetto di “copia materiale di un opera”. Il problema è che appunto i governi degli stati industrializzati si lasciano troppo “tirare per la giacca” dalle pressioni di questi soggetti imprenditoriali e quindi spesso approvano normative anacronistiche e in certi casi contrarie alle libertà fondamentali (oltre che al buon senso).
In questo panorama possiamo dire che in effetti il copyleft ha iniziato ad aprire una breccia e ha dare un po’ di aria fresca alla circolazione di opere dell’ingegno nel cyberspazio. Ma come già detto… il copyleft si fonda sui principi del copyright, dunque il problema è a monte e continua a sussistere.


6) Diffondere in modo indiscriminato opere protette è un reato e fin qui ci siamo; molti utenti a volte si lamentano dei prezzi troppo alti sui cd e dvd originali e preferiscono magari in clandestinità entrare in possesso di queste opere attraverso sistemi e reti p2p. Quello che ci interessa sapere è questo: sarebbe possibile far diventare gli attuali programmi p2p perfettamente legali ed utilizzabili da chi vuole distribuire le sue opere non solo vendendole attraverso le case di produzione, ma anche via internet, magari intervenendo sugli stessi server e sui programmi utilizzati?

Allora… innanzitutto i programmi di file sharing non sono affatto illegali di per sé, ma più propriamente sono illegali alcuni usi che ne vengono comunemente fatti. Ad esempio, non è illegale condividere attraverso reti p2p materiale non coperto da copyright (si pensi all’immensità delle opere degli autori classici cadute nel pubblico dominio) o materiale la cui condivisione è esplicitamente concessa dall’autore (si pensi appunto alle opere in regime di copyleft); oppure anche materiale coperto da copyright ma liberamente condivisibile per alcuni motivi eccezionali (si pensi al materiale diffuso a scopo meramente didattico o per motivi di ricerca). E le eccezioni non si fermano qui: è anche pienamente legittimo usare un programma di file sharing, ad esempio, per condividere files con se stessi anche se si tratta di contenuti protetti da copyright (si pensi al caso di un pc che ho in ufficio su cui ho dei file regolarmente scaricati da siti autorizzati e che voglio trasferire sul mio pc di casa per effettuare un back-up); infine è legittimo scambiare file coperti da copyright regolarmente scaricati con un mio amico, parente conoscente a scopo - per così dire - dimostrativo e senza scopo di profitto, al pari del prestare un libro o un cd.
Io non sono un mago dell’informatica applicata, ma penso che già le attuali versioni dei più diffusi software di file sharing permettano di settare il programma in modo tale che vengano messi in condivisione solo file liberamente scaricabili o per fare in modo che non tutti gli utenti possano accedere in modo indiscriminato al mio archivio personale. E’ chiaro che in questo modo il file sharing come nuova forma di rete telematica (il cosiddetto web 2.0) perde buona parte del suo fascino e della sua forza innovativa. Ma – come detto – non sempre le leggi seguono di pari passo il progresso culturale e tecnologico.


7) E pensare ad esempio al pagamento dei diritti al detentore tramite la connessione ai server, versando un canone di abbonamento mensile potrebbe in qualche modo servire o è proprio improponibile come soluzione?

Ormai è da anni che giuristi ed economisti d’indiscussa fama si stanno confrontando per escogitare una forma di tutela della creatività diversa dal copyright tradizionale. E appunto fra le proposte più accreditate c’è proprio un sistema basato sul pagamento di un canone fisso per accesso ai contenuti protetti e un sistema di metadati che consente di rilevare quali file sono stati più o meno diffusi, così da poter poi ripartire adeguatamente il compenso agli autori e produttori. Sono però ancora ipotesi meramente sperimentali e non so dire se vedranno mai la luce.


8) Ultima ma non meno importante; riporto dal sito di cui sei responsabile questa piccola parte riguardante lo spirito di www.copyleft-italia.it: «Il motto del sito “All rights revised” vuole riecheggiare il provocatorio gioco di parole “all rights reversed” nato nell'ambito del progetto GNU, ambito in cui hanno visto la luce le prime forme di copyleft vero e proprio. Nel nostro caso però non si parla di "diritti rovesciati" ma di "diritti rivisti", poiché la nostra non è una posizione né radicale né propagandistica; siamo solo dell'idea che nell'attuale mondo delle comunicazioni multimediali sia necessario "rivedere" l'impostazione di alcuni principi di proprietà intellettuale.»
Mi spiegheresti meglio cosa intendi con la frase riportata: lo trovo molto interessante come concetto.


Nulla di più di quanto già accennato nelle ultime risposte. L’attuale panorama della comunicazione digitale e telematica ci pone ogni giorno di fronte alle debolezze di un sistema di copyright ispirato ancora al concetto di copia materiale dell’opera e basato sul modello rigido e standardizzato del “tutti diritti riservati”. E in quella pagina tratta dal mio sito ci tenevo a fare luce su quale fosse l’intento (scientifico/divulgativo più che propagandistico/ideologico) del progetto Copyleft-italia da me personalmente inaugurato ormai tre anni fa.


Note Legali
Tutti i diritti su questa intervista appartengono a Simone Aliprandi.
La presente opera è rilasciata per volontà del detentore dei diritti sotto la disciplina della licenza Creative Commons Attribuzione - Non Opere Derivate 2.5 Italia.
Ogni utente dell'opera è tenuto ad informarsi sui termini della suddetta licenza.
Qualsiasi copia, cartacea o digitale, della presente opera priva di questo disclaimer è da ritenersi contraffatta.
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Messaggio modificato da Stegosauro il 06 January 2007 - 09:13 PM

"Fletto i muscoli e sono nel vuoto..."

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(Arigato gozaimashita, ermione-sama!)

nientescuse.it

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